Mamma Ultrà

Intervista ad un allenatore

Intervista a Federico Burla allenatore settore giovanile 

Il blog della Mamma Ultrà incontra Federico Burla allenatore dei giovanissimi 2005/2006 nella società ASD Etruria Calcio con sede a Grotte di Castro.
Quello che nell’immediatezza colpisce è la sua passione per il calcio giovanile ,traspare in ogni sua parola l’orgoglio di prendersi cura dei ragazzi nel campo.
Conosciamolo meglio.
Ci racconti la tua carriera in questo sport sia come calciatore che come allenatore?

La mia carriera come giocatore nel settore giovanile si è svolta prevalentemente a Bolsena tranne i due anni degli allievi nella squadra “Paradiso Viterbo”.A livello di  prime squadre ho giocato a Bolsena, Proceno e San Lorenzo Nuovo. Il massimo della mia carriera l’ho raggiunto giocando in Prima categoria.
In quale ruolo giocavi?
 Ho iniziato come difensore poi un allenatore mi ha spostato come mediano davanti alla difesa e devo ringraziare lui perché sicuramente mi ha allungato la carriera. Questo cambiamento è avvenuto all’età di 25 anni e appunto mi ha dato quello stimolo importante per proseguire. Ho chiuso la carriera vincendo in questo ruolo il campionato di Terza Categoria aBolsena.
Quando hai deciso di fare l’allenatore?

Nel 2009 avevo deciso di smettere di giocare a causa di impegni lavorativi e familiari. Ma questo è uno sport che difficilmente ti lascia andare. Per cui con un gruppo di amici giocavamo a Bolsena in Prima squadra nel campionato di Terza categoria .L’anno successivo in Seconda categoria e proprio quell’anno essendo il più grande di età mi chiesero di affiancare come assistente il Mister Enrico Centaro. E’stata una esperienza per me molto formativa tanto da iniziare a ragionare come allenatore.
Quando la squadra è andata in Promozione ho affiancato il Mister Mauro Valentini che veniva dal calcio professionista dalla serie A e l’ho seguito approfonditamente facendo tante domande e imparando quanto più possibile nella gestione dello spogliatoio, nell’organizzazione degli allenamenti nel modo di entrare in contatto con i giocatori. Una delle frasi che mi sono rimaste impresse è la seguente”IL calcio è tutto uguale ..cambiano gli interpreti”. Questa esperienza mi ha portato direttamente a fare il corso da allenatore e a intraprendere definitivamente un nuovo percorso calcistico che ancora perseguo. 
Ho inizialmente cercato una squadra lontana dalla mia zona per mettermi alla prova e ho avuto la possibilità di allenare i giovanissimi nella Società di calcio di Pitigliano.Il mio primo discorso si è basato sul rispetto che è uno dei fondamenti del calcio e lo stesso discorso lo ripeto ogni anno come una sorta di mantra portafortuna.
Poi dopo questa esperienza sono approdato alla Etruria Calcio dove ho inizialmente allenato gli allievi insieme a Mister Fortuni il responsabile tecnico del settore agonistico e preagonistico dell’intera società .
Ho apprezzato i valori che vengono impartiti ai ragazzi e ho abbracciato una filosofia del calcio basato sul rispetto reciproco.
Sono tuttora allenatore in questa società della classe 2005-2006.
 Dal momento che tuo figlio gioca a calcio nella stessa società dove alleni essere un Papà ultrà e un allenatore comporta delle difficoltà?

Non ho mai allenato mio figlio e forse avrei voluto farlo perché lo conosco meglio di chiunque altro e avrei potuto toccare alcune corde per poterlo spronare a fare meglio. Riesco a scindere il mio ruolo di padre da quello di allenatore. Io non interferisco mai con le decisioni degli altri Mister perché lo destabilizzerei, addirittura ho difficoltà a seguire le sue partite per via dei miei impegni quindi i miei consigli sono molto limitati.
Come sono i rapporti con i genitori e in particolare con le Mamme ultrà?

Le Mamme Ultrà sono le prime autrici dell’aggregazione della squadra…diciamo le fautrici del terzo tempo con le merende per ambedue le squadre mangiate nei parcheggi dei campi sportivi. Mi ricordo di un compleanno festeggiato in un parcheggio a Roma a  Primavalle con una madre che aveva portato nel portabagagli della macchina una intera pasticceria!
Naturalmente nel corso degli anni problemini vari e discussioni ci sono state ma ho una convinzione “I ragazzi comprendono le scelte dell’allenatore …i genitori no”.
Il primo passo dell’allenatore è risultare credibile all’occhio dei propri calciatori di modo che nel dialogo tu possa far comprendere le scelte e le motivazioni sia delle panchine sia dei tempi di gioco.
Una volta conquistata la fiducia dei propri giocatori un allenatore può iniziare a lavorare.
E grazie alla linea societaria che non punta solamente ai risultati ho la possibilità di lavorare in totale tranquillità: l’obiettivo è quello di partire in 20 e arrivare a fine stagione in 21!!!
Sei tifoso?

Naturalmente sì, sono un tifoso sfegatato del Milan. Da piccolo nella cameretta avevo il poster del mitico Baresi. Mio figlio è tifoso della Juventus , ho cercato di confonderlo ma purtroppo l’arrivo di Ronaldo mi ha battuto su tutti i fronti!
Quali sono le differenze che tu hai notato tra il calcio del passato e quello odierno?

Nella metà anni novanta io penso che il livello tecnico sia stato più alto. La motivazione è forse perché il calcio era lo sport in assoluto più praticato anche in strada .Il classico “battimuro” era il gioco per passare interi pomeriggi.
Per quanto concerne la preparazione atletica su tre allenamenti settimanali in due sedute si correva e basta e il pallone non si toccava.
Ora l’ottanta per cento degli allenamenti si fa con la palla al piede e sinceramente per me è una evoluzione in positivo perché l’attrezzo da maneggiare è il pallone in questo sport e quindi va utilizzato il più possibile.
In questo sport la tecnica individuale è l’unica parte che si migliora e quindi va allenata costantemente.
L’allenatore deve essere in grado di guidare i giovani all’interno del campo e allo stesso tempo lasciarli esprimere nelle loro individualità. Due anni fa Allegri in una conferenza stampa ha detto “I giovani che approdano alle Prime Squadre sono come i polli di allevamento”, questa loro euforia va contenuta ma allo stesso tempo preservata perché rappresenta le fondamenta del calcio: la passione per questo sport.

Come Mamma Ultrà non posso fare altro che apprezzare quello che Federico Burla ci ha raccontato del suo calcio. Ciò che in particolar modo mi ha colpito è la mancanza di presunzione di questo allenatore e anzi la ricerca continua di un miglioramento personale che mostra veramente un bel calcio.
 

Natascia Casciani