LIVE IS LIFE - "sottotitolo provvisorio"

Tu chiamale, se vuoi, canzoni

Una volta odiavo Lucio Battisti. Lo odiavo come solo un ignorante sa fare, perché non sapevo assolutamente niente della sua produzione musicale. Ma io ero da poco assorbito dal punk e dal metal e uno che cantava sempre e solo canzoni d'amore non faceva assolutamente per me. Non m'interessava per niente. Eppure, quella "Emozioni" era dannatamente bella e anche se io non sopportavo la sua figura, ecco, quella canzone aveva il potere di azzerare tutto, di bloccare la mia antipatia.

E' andata avanti così per anni. Poi un giorno, ascoltando in maniera meno superficiale un pezzo come "La canzone del sole" becco questo verso che dice "Di che colore sono gli occhi tuoi/ se me lo chiedi non rispondo" e lì ho capito che sotto c'era quel qualcosa che io chiamo, quando sono entusiasta di una cosa, spesso e volentieri chiamo genio e dovevo solo andare a scoprire quanto ce n'era. Ed è così che arriviamo ad oggi, 9 settembre 2018: Battisti è morto da ben vent'anni ed io lo considero uno dei miei artisti preferiti di tutti i tempi, uno che non dovrebbe essere ricordato perché ha scritto e cantato così tante canzoni di successo della storia della nostra musica da poter riempire un jukebox con solo le canzoni più conosciute, ma dovrebbe essere trattato alla stregua dei grandi geni musicali di tutti i tempi e non fermarsi solamente al facile ritornello o alla bella melodia. Uno che all'inizio non era preso minimamente in considerazione nell'ambiente musicale e che quando andò l'unica volta nella sua vita al festival di Sanremo con il pezzo "Un'avventura" descrissero la sua voce come quella di chi canta "con dei chiodi in gola". Uno che ad un certo punto della sua vita ha mandato affanculo la visibilità pubblica e l'accessibilità della massa per poter sfornare dischi così particolari, assurdi e distanti anni luce da quello che era stato prima che ci sono voluti vent'anni per poterli soltanto apprezzare e ce ne vorranno altrettanti solo per poterli comprendere.

Ma Lucio Battisti già dall'inizio degli anni '70 era uno che smise di apparire, sia in televisione che in pubblico. La quasi totalità delle sue canzoni non è mai stata eseguita una sola volta dal vivo, eppure esse hanno guadagnato l'eternità. Hanno parlato per lui ed in fondo, probabilmente, era quello che voleva e sperava. Vorrei fare anche io la stessa cosa. Questo articolo finisce qui quindi, ma se vogliamo parlare ancora di lui allora io vi lascio con una lista di quelle che sono le MIE canzoni di Battisti, indipendentemente dal fatto che siano gli evergreen più assoluti o brani meno conosciuti. Per la mia vita ed il mio percorso musicale questo non ha nessuna importanza. Se qualcuno di voi passando di qua sarà curioso di ascoltarle, se alcune non le conosce, avrà fatto una scelta azzeccata.

1) "Balla Linda" (1969)

2) "Emozioni" (1970)

3) "7 e 40" (1970)

4) "Una" (1971)

5) "Le tre verità" (1971)

6) "Innocenti evasioni" (1972)

7) "Luci-ah" (1972)

8) "La canzone della terra" (1973)

9) "Ma è un canto brasileiro" (1973)

10) "Anonimo" (1974)

11) "Il veliero" (1976)

12) "Donna selvaggia donna" (1978)

13) "Una giornata uggiosa" (1980)

14) "Amore mio di provincia" (1980)

15) "Hi-fi" (1982)

16) "Le cose che pensano" (1986)

17) "La sposa occidentale" (1990)

18) "La bellezza riunita" (1994)

 

"L'artista non esiste. Esiste la sua arte" (Lucio Battisti)

Luke

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