Ascolta la Webradio

 

 

LIVE IS LIFE - "sottotitolo provvisorio"

Il fascino "discreto" di un quadriennale

La vita non finisce mai di risultare imprevedibile e portarti a decisioni, idee e convinzioni singolari.

Prendete il sottoscritto: ho un rigurgito e uno schifo totale verso il mondo del calcio che va avanti oramai da più di dieci anni e comunque non sono mai stato un tifoso accanito, ma nemmeno un semplice appassionato. Detesto parlare di calciatori, scudetti, campionati, champions e tutto quello che questo mondo comporta. Eppure, ecco l'altro lato della medaglia, la seconda faccia di Giano: il sottoscritto prova un amore viscerale verso i Mondiali e il mio Vangelo in quel mese che scappa fuori una volta ogni quattro anni è costituito da un calendario formato "da tavolo" su cui segno risultati e che, una volta compiuto il suo lavoro, conserverò gelosamente tra i miei cimeli. Una passione schizofrenica, perché alla fine sempre di ventidue persone che corrono dietro ad un pallone si tratta. Eppure non c'è ma che tenga, tutto assume un clima particolarmente diverso quando alla parola "calcio" andiamo a mettere prima la parola "mondiali".

La mia passione per i Mondiali nacque il 30 maggio del 2002, quando il Senegal, nella partita che dava inizio alla manifestazione, battè la Francia, campione del mondo in carica, per 1 a 0. Non ci potevo credere. Voglio dire, ero io quel ragazzino che due anni prima agitava in maniera triste e sconsolata il tricolore dopo la sconfitta proprio con la Francia nella finale dell'Europeo del 2000. E il mio primo ricordo legato al mondo delle squadre di calcio nazionali? 1998, il rigore sbagliato da Di Biagio ed eliminazione ai quarti di finale proprio per mano loro, sempre la Francia. Ma quel 30 maggio, colpo di scena: avevo capito che le eccellenze del calcio, quelle tutte perfette, invincibili e potenti potevano essere fermate. E a farlo ci avrebbero pensato squadre che il più delle volte vengono chiamate "materasso", un'unione di persone che non dovrebbero neppure essere lì o che sembrano esserci passate per caso, ma che per fortuna, coincidenza, destino, karma, voglia di lottare o in qualunque modo lo si voglia chiamare, sono in grado di tenere testa alle più grandi. Voglio dire, in questa edizione il portiere della nazionale Islandese di nome Hannes Halldorsson, fino a poco tempo fa di professione regista e videomaker, ha parato un rigore a Lionel Messi e non credo ci sia bisogno di aggiungere altre parole. E' tutto così bello e surreale da sembrare una fiaba.

L'unico rammarico di queste squadre minori è non vederle mai arrivare ad alti risultati, ma quasi sempre fermarsi verso gli ottavi o al massimo ai quarti, ma è proprio questo che rende speciale il mio amore per i Mondiali, l'attesa di poter vedere, un giorno, una squadra a cui nessuno darebbe una lira salire sopra il tetto del mondo di quello che dovrebbe essere il più importante premio nell'ambito del mondo del calcio. Per il momento mi ritengo soddisfatto se alla vittoria ci arriva una squadra che non ha mai vinto una manifestazione. L'unica eccezione che potrei accettare, Italia esclusa, è l'Uruguay che da ben 68 anni non sa cosa sia vincere un Mondiale e perché l'ultima volta che lo fece fu l'artefice di una delle storie più assurde nella storia di questo sport che comportò come causa un'altissima percentuale di suicidi a danno della popolazione brasiliana. Questa storia viene ricordata con il nome di Maracanazo e domani compirà ben sessantotto anni.

E sempre da domani si tornerà alla normalità: il mio calendario sarà completo e verrà messo accanto agli altri quattro che dal 2002 formano il mio album di ricordi di queste giornate, tornerò a provare il mio disprezzo totale verso il mondo del pallone rotondo preso a calci e il mio hooligan personale che si sveglia una volta ogni quattro anni con l'opzione di due...beh, quello non è che abbia avuto modo di destarsi troppo in questa edizione ambientata in Russia. Pazienza, ne parleremo nel 2022. Se tutto va bene.

Ah, dimenticavo. Buona finale. Inutile dire che in cuor mio spero vinca la Croazia, ma solo perché, come già detto sopra, avrei piacere di vedere vittoriosa una squadra il cui miglior risultato fino ad oggi è stato un terzo posto nel 1998. Solo ed esclusivamente per questo, ovviamente.

 

“Il calcio bisogna lasciarlo in tempo, prima che sia lui a lasciare te.” (Pelé)

Luke

Video