LIVE IS LIFE - "Alla ricerca del rock interiore"

Cronaca della mia vita precedente

Il pub è piccolo e stracolmo di persone, ci si fa strada verso il bancone a fatica. Ma qua dentro quasi tutti vanno al Comics, siamo abituati alla calca. Spero sia così, scrivere cose fighe che poi risultano cazzate non è quello che voglio ottenere. La musica è alta, tutta roba dance/pop anni'90. Il dj lo conoscono tutti, ha sistemato la sua attrezzatura nell'angolo del locale dove c'è la pedana per giocare a freccette. Davanti a lui tutti ballano e alcuni lo fanno sopra i tavoli. Alcuni occupano gli sgabelli davanti al bancone e cercano di chiaccherare. Il caldo inizia a farsi sentire, c'è chi rimane a mezze maniche e chi a torso nudo. La serata è magica, ma poi l'incantesimo finisce e quel che è peggio che finisce un'ora prima del tempo consentito. Stop, staccare la spina, il rischio di multe c'è e si fa sentire. Peccato, avevo fatto un paio di richieste come al mio solito ma non sono state esaudite. C'è tempo però per ultime due zampate: parte "Come mai" degli 883 e la cantano tutti o quasi, è praticamente un karaoke di tante ugole. Poi è il turno di "Bohemian Rhapsody" dei Queen e non c'è modo migliore di chiudere con un bel pogo nella parte centrale della canzone. Non sarebbe forse il pezzo ideale, è sempre un po' troppo calmo, ma quando hai il tasso alcolico accellerato e l'atmosfera intorno a te è di festa, parti senza farti troppi problemi. Esattamente come me che non mi buttavo in un pogo da almeno tre anni. Non sopporto il pogo. E questo forse non lo è neanche veramente. E' solo l'abbraccio del tuo pub in una bella serata. E' sentirti a casa.

Mi torneranno sempre in mente le canzoni, l'aver fatto brindisi a tutto spiano anche con persone che non conosco, i miei amici che ballavano sul tavolo e si passavano di testa in testa il mio cappellino, le chiacchere semi alcoliche fatte mentre si aspetta il proprio turno al bagno e anche lì a scambiare battute con perfetti estranei, quelli che mi hanno fatto i complimenti per la mia maglietta raffigurante Pippo Baudo con il fulmine blu e rosso di "Aladdin Sane" di David Bowie e sotto la scritta DAVID BAWDO, il casino, la gente che ballava, la birra fresca lungo la mia gola, i discorsi sulla musica, il tramezzino alle quattro e mezza del mattino.

Mi rendo conto da me che quello scrivo non è eclatante, indimenticabile e non deve per forza esserlo. Quello che conta è che tutto questo posso essere considerato importante. Sono alla ricerca del rock interiore, che vuol dire anche prendere tutte le sensazioni e le risate che mi sono fatto in questa serata, portarle dentro di me e andare ad affrontare la vita e i suoi problemi, i suoi intoppi. Un tempo certe serate caratterizzavano lo scorrere dei miei weekend ma allora era tutto diverso. Aspettavo sempre qualcosa. Aspettavo il cambiamento. Non mi piace adesso dire tronfio e sicuro di me "sono io il cambiamento", ma di sicuro sto portando tutto il bello della mia vita precedente verso un futuro nuovo, con sempre meno paura e sempre meno timori.

Eclatante? Indimenticabile? No, solo necessario. Mica cosa da poco.

 

"Erano gli ultimi istanti di quella che da allora in poi avrei chiamato la mia vita precedente" (Massimo Volume)

Luke

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