LIVE IS LIFE - "Alla ricerca del rock interiore"

The post of Heavy Metal

C'è aria di fermento e novità per quel che concerne i blog, e intendo entrambi. Non vi sto a raccontare niente, anche perché non si tratta di rivoluzioni epocali ma giusto di qualche ritocco, piccole modifiche, rivisitazioni. E non è il caso di anticipare niente, gusterete tutto col tempo. Anche per questo c'è stato un piccolo stop la settimana scorsa. Lentamente si alestisce un cantiere, si opera e poi si sposta.

Mentre sono qua davanti alle solite righe che escono dalle mie dita e s'incollano sulla pagina bianca di questo blog, sono immerso nell'ascolto di un bel po' di heavy metal nelle sue forme più disparate: black, folk, thrash e via dicendo. Mi rendo conto che è veramente tanto tempo che non ascolto qualche disco per intero, qualche bella pietra miliare che ancora manca al mio bagaglio culturale o più semplicemente un album che m'interessi. L'ultima volta credo sia stata l'anno scorso. Non so neanche perché l'ho accantonato in qualche angolo visto che ho una pila di album che attende di essere sottoposta all'ascolto, segno che la mia curiosità non si assopisce. Eppure, se la memoria non m'inganna, non c'è nemmeno un disco heavy metal in elenco.

Forse è solo una riflessione inutile, ma è l'unica che mi viene: mi manca un po' il mondo heavy metal, il suo immaginario talvolta stereotipato. Ma non sempre gli stereotipi sono negativi. A volte diventano una cappa che aiuta a tirare avanti nella vita. Mi manca perché l'immaginario heavy metal è qualche cosa che non è destinato a cambiare. E' un mostro gigantesco che non soccombre alla realtà delle cose, anzi, le ingoia e le assimila facendole diventare qualche cos'altro. Le band, i testi, le copertine, i rituali, i gesti, il look, la musica. Sopratutto la musica. Veloce, diretta, che ti attraversa il corpo come un treno in corsa in certi casi e in altri ti fa esplodere in mille pezzi. Il linguaggio heavy metal è la chiave per entrare in un mondo che su molti fronti rincuora, perché s'evolve e nello stesso tempo non smarrisce la sua identità. E' come ripararsi in una fortezza confortante che serve da ristoro prima di uscire ad affrontare qualsiasi tipo di battaglia. Una fortezza con una splendida colonna sonora. Le polemiche, la paura di certe sonorità veramente cattive e taglienti, la diffidenza e tutto quello che si può trovare di negativo a riguardo risultano essere sempre di più delle parole sterili che non feriscono più nessuno.

In capo ad un paio d'anni tutto quello che era il mondo come lo conoscevo e l'ho guardato è cambiato, o perlomeno quasi tutto. E per quanti aspetti positivi posso trovare, l'ignoto, la perdita delle certezze o del conforto abitudinario sono una conseguenza che non sempre ti permette di vedere le cose per quello che sono, tutt'altro, t'inducono ad ammalinconirti e renderti negativo. Ma alllargare la visuale, percorrere nuove strade, rimettersi in gioco è sempre un qualcosa per cui vale la pena. L'importante è tenere sempre nascosta da qualche parte quella chiave che ti fa entrare in quel pezzo di noi stessi che rimane costante, fedele ed è capace di rassicurare. Un po' come l'heavy metal e il suo fantastico, sorprendente mondo.

 

"Gli dei crearono l'heavy metal ed esso non morirà mai" (Manowar, "The Gods Made Heavy Metal")

Luke

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