LIVE IS LIFE - "Alla ricerca del rock interiore"

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"Hard Core - Introduzione al punk italiano degli anni Ottanta" non è un libro uscito da poco e nemmeno un libro che posso dire di aver letto recentemente, tutt'altro. Durante i primi tempi qua a Radio Svolta, quando conducevo il mio primissimo e acerbo programma "Punk e a capo", lo portavo sempre appresso a me: quell'elenco di band della scena italiana diviso tra la prima ondata (1977-1982) e la seconda (1982-1989) mi era molto utile per carpire informazioni e poi parlarne in radio. Per un paio d'ore quel libro era la Bibbia che mi forniva tutte le risposte e ancora oggi che quel programma non è più neanche un ricordo da sentire in podcast lo sfoglio spesso perché ho come la sensazione che là dentro ci sia una chiave per la mia prossima svolta, per il mio prossimo colpo di scena.

Da quando vivo nella provincia di Viterbo sono tornato ad incrociare la mia vita con il punk più che mai. Non che abbia mai smesso, ma talvolta ci sono delle giornate in cui si rasenta l'ossessione. D'altronde io sto bene così, con questo concetto semplice che ce la posso fare e non ci vuole chissà quale grande tecnica o estro. Sabato scorso ho fatto la mia prima presentazione della mia raccolta di poesie. A Roma. Ero agitato, nervoso, le mai tremavano e tenevo lo sguardo basso. Ma è andato tutto meravigliosamente bene. Le sensazioni che mi sono arrivate sono state intense. Anche l'essere stato così teso mi ha fatto piacere perché sono andato contro alle mie sensazioni che, se le avessi seguite, mi avrebbero fatto imboccare la porta e scappare a gambe levate. Invece ce l'ho fatta. In fondo anche tutto questo lo devo grazie al punk e alla sua filosofia.

Bazzico questa musica da ben 13 anni ma è solo recentemente che i suoi effetti determinano le mie azioni, lentamente. Dubito che mi vedrete mai sopra un palco a suonare uno strumento fino allo sfinimento, ma qualche idea che abbraccia pure questo ambito ce l'avrei. Non anticipo nulla però, per scaramanzia. Sto percorrendo un tragitto che comincia a dare i suoi primi frutti, perlomeno dentro di me e la mia persona. Nel frattempo, ieri notte il locale a Prato di cui ho parlato diversi post fa ha celebrato la sua ultima serata e da qualche ora non esiste più. Uno dei luoghi della mia adolescenza e delle mie illusioni ha cessato d'esistere. Mi piacerebbe ora entrare dentro quel locale quando sarà vuoto e raccogliere tutto il tempo in cui ho creduto di costruire qualche cosa che sarebbe andata a barricare la mia anima dalla perfidia del mondo. Tempo che invece è finito per essere un miraggio e non ha realizzato quello che sognavo. Perché in fondo dovevo realizzarlo io, non il tempo. Ma è giusto che sia andata così. Dovevo passare anche attraverso tanti balli per arrivare a scrivere le righe che ho concepito oggi. Non è stato tempo sprecato. Semmai che rimpiango per l'innocenza e la speranza che portava con se. Ma ho iniziato a lavorare pure su quello. In tanti sensi. Aspettate e vedrete.

 

"Devi fare ciò che ti fa stare bene!" (Caparezza - "Ti fa stare bene")

Luke

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