LIVE IS LIFE - "Alla ricerca del rock interiore"

Le urla non devono essere belle

Nella Tuscia mi sono ritrovato a partecipare a tre serate di concerti hardcore punk, che è una cifra spropositamente alta rispetto alle volte che sono stato in un ambiente simile quando abitavo a Lucca. C'è un dislivello incredibile in tutto ciò. Nella mia ultima serata, mentre suonava una band di nome 5MDR alcuni ragazzi praticavano una specie di "surf sulla folla", ovvero quella pratica di farsi sollevare dalla folla ed essere passato di mano in mano dagli altri, ondeggiando quindi sulla testa del pubblico. Dico una specie, perché in realtà un paio di persone venivano sollevate alla buona e ogni tanto si attaccavano ad uno dei tralicci di legno del soffitto, cercando, più o meno, di dondolare. Una cosa dettata dalla foga, dalla voglia di scatenarsi, dall'impeto che si prova ascoltando certa musica. E quando vedo e sento cose del genere mi verrebbe sempre voglia di scrivere canzoni di un paio di minuti, veloci, dirette e immediate. Perché anche se l'hardcore punk non è la colonna sonora della mia vita c'è sempre qualcosa di genuino in quelle parole rabbiose o disperate o tutt'e due le cose che mi fa capire perché per molti non è solo musica, ma una ragione di vita.

Il bello del punk è che il web è pieno di siti o gruppi che distribuiscono gratis la loro musica e di album se ne possono trovare a migliaia. Casualmente ritrovo, durante uno dei miei soliti giri alla ricerca di qualcosa di nuovo, un disco assurdo intitolato "Il mio fottuto primo disco" a opera di una band che si chiama "A one girl band called Alda": 8 brani il cui 90% non raggiungono il minuto di durata. Sono registrati in maniera estremamente minimale pochissimi suoni scarni e nulla più. Niente melodia, niente sonorità, addirittura quasi niente note verrebbe da dire. La registrazione è pessima, come se per inciderli fosse stato usato un registratore a pile. La voce, femminile, non è una voce, ma un grido sguaiato, cattivo e lì dentro tutte le parole vanno a schiantarsi lì e non si riesce a capire un cazzo di niente di quello che viene detto. Non è assolutamente un album che consiglierei a nessuno, se non per un eventuale interlocutore che condivide con me curiosità o fascino dell'orrido.

Eppure sono attratto da questo disco. Tutte le volte lo scarico, poi lo cancello, poi lo scarico di nuovo. Immagino cosa ci possa essere dietro la sua realizzazione: targato 2006, m'immagino una persona che ha tanta rabbia da sputare fuori, una ragazza adolescente o post adolescente che realizza quello che può e quello che sente con i mezzi che ha a disposizione, forse chiusa nella sua stanza grande quanto l'intero mondo che porta dentro. Ne sono attratto, così come sono attratto dalla forza delle parole di un gruppo hardcore, dalla fermezza con cui declamano le loro idee e da quella violenza che viene tenuta sotto controllo come un addestratore contro una bestia feroce. Sono gli spettacoli migliori perché sia che ti piacciano o non ti piacciano ti smuovono al desiderio di voler fare qualcosa. Restare o andarsene. Partecipare o cercare qualcos'altro.

Della band di cui vi ho parlato non esiste nessuna traccia su internet. Nessuna informazione, nessuna nota biografica. Solo il link del sito da cui scaricare l'album. E una canzone su Youtube. Ve la lascio qui sotto. Sicuramente non vi piacerà, anzi, vi potrebbe anche schifare. Ma uno dei cantanti più mainstream degli ultimi tempi in un suo brano ha scritto che "le canzoni non devono essere belle". Ha detto anche che devono far ballare la gente, ognuno come/dove gli pare e come si sente. Secondo me quest'ultimo verso rendeva molto di più se diceva che le canzoni devono far ballare la gente ognunA come/dove gli pare e come ognunA si sente.E il brano qua sotto si sente di fare così. L'importante è urlare tutto ciò che uno si porta dentro e sente che deve smetterla di restare a stragnare nella propria anima.

 

"Cambiare il corso delle cose/ è una regola che bisognerebbe darsi/ Non importa trovare qualcosa di meglio/ basta qualcosa di differente" (Massimo Volume, "Tarzan")

Luke

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