LIVE IS LIFE - "Alla ricerca del rock interiore"

Sanremo aiuta a riflettere

Non so se ho mai scritto ad inizio settimana, credo di no. Ma non mi andava di aspettare domenica, ho delle cose da dire ed è inutile tenerle in coda. La cosa buffa è che queste cose da dire sono il frutto della visione di uno spettacolo che si porta un nome che tutti percepiscono come un marchio d'infamia, uno stupido circo di cui non vuoi mai sentir parlare o vedere o se lo fai è solo per prendere per il culo ciò che vedi e usi l'ironia o il sarcasmo per giustificare che l'hai guardato, come se fosse la tua armatura e la tua spada e questo spettacolo si chiama Sanremo.

Guardo il Festival da anni. Lo guardo perché spesso ci sono cantanti che mi piacciono, perché voglio fare parte del grande carrozzone polemico che l'accompagna e commentare insieme ai miei amici quello che sta succedendo, perché scrivo per un sito che fa della musica strana e "diversamente bella" il suo marchio di fabbrica e ci sta che una delle canzoni in gara possa far parte di questo calderone, perché voglio vedere gli ospiti, le facce tese e timorose delle persone che solcano quel palco con un timore reverenziale perché Sanremo è Sanremo, perché considero il Festival la vetrina ideale di questo Paese e una chiave per leggerlo un poco di più, ma sopratutto guardo il Festival di Sanremo perché, come tutte le cose che finiscono sotto lo sguardo di sdegno di coloro che sono troppo intelligenti, colti e sensibili per mischiarsi nei gusti della massa, sento di riuscire a giudicarlo per quello che é: non il Vangelo, non l'unica alternativa possibile del nostro panorama musicale, non la verità assoluta, ma soltanto un programma dove è possibile trovare anche qualcosa di bello e piacevole.

Ieri sera ho seguito la prima puntata per tutta la sua durata. Una puntata scialba e noiosa, probabilmente l'esordio più mediocre che mi sia capitato di vedere. Ascolto le canzoni ma qualcosa le blocca a metà, non c'è niente che mi riesca a sorprendere, non c'è nulla che mi fa emozionare o schifare. Persino le canzoni più brutte scivolano via come l'acqua fresca. Rimango fortmente deluso. E poi, mi sveglio il giorno dopo e mi leggo le pagelle date ai cantanti e i commenti della gente su Youtube. Allora do un'altra chance a quelle canzoni che riportano commenti entusiastici o a quelle per cui provo simpatia a prescindere per gli artisti: Daniele Silvestri, Achille Lauro, Mahmood, Zen Circus e un altro paio. Sto lentamente cambiando idea, le canzoni mi piacciono, trovo quell'interesse che la sera prima non percepivo. In particolare quella degli Zen Circus, non riesco a fare a meno d'ascoltarla, è un capolavoro che si rivela parola dopo parola e nota dopo nota. Sono entusiasta ma nello stesso tempo non riesco a non pensare che la sto trovando bella perché me l'hanno fatto notare, che ho dovuto leggere i commenti delle altre persone per trovare la mia opinione. E so che non può trattarsi di un caso perché sono mesi che fatico ad appassionarmi di un qualcosa che mi faccia stare completamente bene e mi sento come un corpo che galleggia in un mare formato da un clima velenoso e soffocante e notizie putride che non mi danno nessuna speranza. Ascolto le loro parole e mi rendo conto che cose del genere le sento dentro di me scalpitare e mandarmi affanculo perché non riesco a sputarle fuori. Non erano le canzoni bloccate a metà, ma io, che non riesco a strappare dalla mia anima quello che veramente sento e non riesco a ritrovare il sorriso della vita quotidiana, che sono talmente disilluso da così tante cose da essermi convinto che non valga più la pena emozionarsi e cercare la bellezza e la speranza in questa realtà.

Scusate se approfitto di questa pubblica pagina bianca per esternare determinati pensieri ma l'avevo detto fin dall'inizio: queste parole non possono stare in coda. E poiché ho una possibilità di lasciarle andare, io la colgo, lo faccio e mi sento un poco più libero. Tutto questo grazie, pur se involontariamente, a Sanremo. Ma lo sapevo. Non è importante il contenuto, quanto quello che riesci a trovare dentro di bello e prezioso.

 

"E speri ancora che qualcuno sia lì fuori ad aspettarti/ Non per chiederti dei soldi, neanche per derubarti/ Non per venderti la droga e soffiarti il posto di lavoro/ Ma per urlarti in faccia, che sei l’unica, sei il solo" (Zen Circus, "L'amore è una dittatura")

Luke

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